Vypracovala: Nikola Turbáková
La moda italiana è cominciata, possiamo dire, nel 1949 quando in Italia è finalmente tornata la libertà. Gli italiani sentono che per dimenticare bisogna cambiare qualcosa e così cercano di farlo a partire dall’abbigliamento.
Il 27 gennaio nella basilica di Santa Francesca a Roma, Linda Christian e Tyrone Power (famosi attori americani e genitori della cantante Romina Power, ex moglie di Al Bano) si sposano, e l’avvenimento diventa presto il matrimonio del secolo. Il vestito della sposa era stato realizzato dalla boutique delle sorelle Fontana e la moda italiana comincia da allora a dettare legge nel campo dell’abbigliamento e dello stile di vita. Le numerose TV e i giornali esteri che parteciparono all’evento mondano fecero molta pubblicità allo stile italiano.
Dopo la guerra la ricostruzione in Italia è stata guidata dagli aiuti finanziari americani diretti alle industrie, che hanno contribuito a importare conoscenze e macchinari che hanno dato vita a grandi imprese. Questo periodo era noto come il periodo o gli anni di Cinecittà. In questo periodo allora il cinema aveva bisogno di sarte e si rivolse, in particolar modo, alle sorelle Fontana che lavoravano soprattutto per l’aristocrazia romana, ma anche ai nuovi stilisti nascenti come Valentino, Roberto Cappuci, Iole Veneziani. Così dopo molti sarti venivano dalle campagne o dalle altre città a Roma e a Milano che stavano diventando i centri principali della moda.
Anche se l’industria tessile andava sempre di più in avanti, la maggior parte degli italiani continuava però a farsi fare i vestiti in sartoria. I meno ricchi poi indossavano vestiti fatti in casa. Quasi in ogni abitazione c’era una macchina da cucire e qualcuno che la sapesse usare. L’abbigliamento era un bene che passava di mano in mano: riadattato e rimodellato per essere indossato nuovamente.
La prima sfilata di moda, la quale segna l’inizio della moda italiana, è avvenuta a Firenze il 12 febbraio 1951. Questo défilé, sotto il nome di “First Italian High Fashion Show” è stato organizzato dal marchese Giovanni Battista Giorgini nella sua casa fiorentina in via dei Serragli. Il marchese con le sue conoscenze influenti era riuscito a convincere i presidenti dei magazzini americani a venire a Firenze il giorno dopo le sfilate di Parigi. Mise insieme dieci stilisti con diciotto modelli a testa. Tra i partecipanti ci furono le sorelle Fontana, Emilio Schubert, la casa di moda Fabiani, Noverasco, Veneziani e anche Germana Marucelli, anticipatrice del new look di Christian Dior. Fu un successo mondiale e in seguito, per le sfilate successive, il comune di Firenze permise l’utilizzo di Palazzo Strozzi e poi anche Palazzo Pitti. Le sfilate erano ben organizzate ed emozionanti.
Mentre cresceva l’industria tessile, la domanda si spostava verso altri mercati. Questo non proibì a molti stilisti di creare l’alta moda pronta, ovvero il prodotto di alta moda confezionato in serie per essere fruibilr non solo da un’élite. Il primo a intraprendere questa strada fu lo stilista Pierre Cardin, ma ben presto molti atelier seguirono questa idea innovativa. Nasce così il prêt-à-porter italiano. Le boutique più importanti non vendevano più abiti su misura ma iniziarono a vendere abiti confezionati in taglie, adattabili quindi a tutti i clienti e a costi più bassi.
Negli anni ’60 e ’70 si afferma definitivamente il Made in Italy. Erano gli anni di stilisti emergenti come Valentino e Armani che sono rimasti famosi fino ad oggi. Anche le modelle di allora erano diverse rispetto a quelle di oggi. Si truccavano e pettinavano da sole e tra di loro non c’era competizione perchè tutte cercavano di mantenere la propria personalità e di avere il proprio stile.
Il’68 – ondata dei movimenti comunisti e operai – arriva anche in Italia e negli anni ’70 gli operai iniziarono a fare dei scioperi e delle occupazioni delle fabbriche. Non erano anni felici perchè la crisi mondiale colpì naturalmente anche l’Italia ed il settore tessile. Molti Paesi superarono questa crisi grazie al decentramento della produzione nelle aree satellite o nelle colonie. Visto che l’Italia non aveva nè le aree satellite nè le colonie fu costretta ad appoggiarsi alla propria struttura industriale interna: le piccole e medie imprese. È proprio grazie all’incontro e alla collaborazione tra questi due mondi così diversi che, negli ultimi venti anni del ‘900, si è affermata la moda italiana nel mondo.
Il 24 luglio 1975 nasce la Giorgio Armani spa, e viene lanciata una linea di “prêt-à-porter” maschile e femminile, nascono undici nuovi punti vendita e lo stilista firma il suo primo contratto con la GFT. Nel 1981 fa un nuovo balzo in avanti: presenta il suo primo profumo, apre negozi in tutto il mondo ed il suo nome diventa ufficialmente la firma di un grande marchio mondiale. Tra i grandi stilisti italiani nel mondo è molto conosciuto anche il nome di Valentino Clemente Ludovico Caravani, in arte Valentino. All’inizio degli anni ’70 è famoso in tutto il mondo, e Andy Warhol gli fa un ritratto, e alla fine di quel decennio anche lui allarga il suo nome e stile ad altri prodotti come profumi e accessori. Valentino, Armani e anche Ferré diventano marchi affermati in tutto il mondo.
Oggi la moda italiana è uno dei settori dell’export più in salute. Il Made in Italy è il frutto di una lunga e fertlie cooperazione tra cultura, arte, artigianato, abilità manifatturiera, territorio e memorie storiche.
Použitá literatúra:
Mgr. Magda Kučerková, Phd., Dr. Daniela Laudani, Leggere e capire l’Italia, učebnica talianskeho jazyka a kultúry, ENIGMA PUBLISHING s.r.o., Nitra